VITERBO – Dopo aver dato spazio ai cori di protesta degli studenti contro il Decreto Gelmini e la Legge 133, abbiamo deciso di far sentire la voce degli studenti che non hanno voluto appoggiare la protesta:
Fabio Forgione è uno dei rappresentanti degli studenti della Facoltà di Conservazione dei Beni Culturali; è stato eletto circa due anni fa come candidato nella lista Sinistra Unita. A differenza di altri suoi colleghi ha deciso di non partecipare alle iniziative di protesta promosse dai colleghi.
Ci spiega il perché in un’intervista esclusiva a NewTuscia.
Intervista di Silvia Pinna
Fabio, come mai una scelta così controcorrente?
Prima di tutto vorrei ricordare che il Decreto Gelmini non tocca l’Università e tantomeno le scuole superiori, si occupa soltanto di alcune riforme nell’ambito della scuola elementare.
E’ la Legge 133, approvata all’interno della Finanziaria a fine luglio 2008, che ha deciso per un taglio di un milione e mezzo di euro alle università e alla ricerca.
Cosa pensi della famigerata Legge 133?
Sono assolutamente contrario ai tagli alla ricerca, però trovo molto giusto che ci sia un maggiore controllo e che ci sia un ridimensionamento dei fondi alle università che sprecano e che hanno fatto o continuano a fare investimenti sbagliati. Ci sono facoltà che hanno tanti corsi con pochi iscritti e che vivono solo dei finanziamenti, questo è sbagliato ed è questa la situazione che si deve modificare.
Questo è il caso dell’Università della Tuscia?
In parte si, è il caso della Facoltà di Beni Culturali che ha visto ridursi il numero degli iscritti anno dopo anno.
Secondo te quali sono i motivi?
Sicuramente sono stati fatti degli investimenti sbagliati ma non bisogna dimenticare che negli ultimi anni l’offerta di facoltà che proponevano corsi di laurea in beni culturali è cresciuta notevolmente e la facoltà di Beni Culturali di Viterbo non ha saputo tenere il passo. Tutto questo ha portato ad una situazione di carenza economica dalla quale non si riesce ad uscire.
Quindi le proteste dei mesi scorsi non sono una soluzione?
No, secondo me sono servite a poco: il comitato Tuscia in Protesta, nato in associazione al movimento di protesta nazionale, ha come obiettivo principale quello di non far chiudere la facoltà di Beni Culturali. Ciò che si deve capire è che non si può protestare per mantenere lo status quo; la situazione drammatica della nostra facoltà è nota a tutti e non la si può mantenere per molto tempo.
La soluzione sarebbe?
Credo che la soluzione migliore sarebbe quella di diventare parte della Sapienza di Roma, in sostanza diventeremmo sede staccata di un grande ateneo, per gli studenti non cambierebbe niente e dal punto di vista economico e amministrativo ci sarebbe la possibilità di avere più finanziamenti. Quello che mi chiedo spesso è: meglio trascinarsi o cedere su qualche punto e cercare di migliorare?
Insomma, sono tutti bravi a protestare ma quando si tratta di proporre delle soluzioni reali al problema, nessuno si muove. L’unica mossa reale è stata quella di far girare una specie di petizione, contro la chiusura della facoltà di Beni Cultural,i via e mail da firmare e consegnare al Presidente della Repubblica; siamo seri, bisogna proporre qualcosa di molto più concreto.
Bisogna capire che il sessantotto è finito da un pezzo e che si può protestare in modo più intelligente proponendo idee e confrontandosi , senza portare tutto sul piano del chiasso e dell’agitazione.
Come mai hai deciso di non partecipare alle proteste?
Perché la protesta è stata politicizzata, perché il Decreto Gelmini è stato un traino per manifestare contro qualcosa che era già stato fatto, mi chiedo come mai nessuno ha protestato a luglio subito dopo l’approvazione della Legge 133?
Le proteste hanno portato, nel caso della facoltà di Beni Culturali, a disservizi come la chiusura della biblioteca; in quelle mattine ho avuto spesso l’occasione di parlare con degli studenti che non erano affatto d’accordo con quel tipo di iniziative e che avrebbero preferito continuare a studiare.
Per concludere, pensi che per migliorare la situazione, oltre alle eventuali proposte degli studenti, dovrebbe “muoversi” qualcosa dall’alto?
Assolutamente si: gli organi d’Ateneo hanno un grande potere decisionale, possono organizzare meglio gli investimenti, richiedere finanziamenti e hanno indubbiamente molte più possibilità di azione rispetto agli studenti. Il problema è che sarà problematico arrivare ad un cambiamento perché è difficile ammettere di aver sbagliato.
Da NEWTUSCIA.IT 11.12.08
RISPOSTA
Il Movimento Tusciainprotesta, vorrebbe rispondere alle dichiarazioni rilasciate da Fabio Forgione in data 11-12-2008.
Per quanto riguarda le dichiarazioni in merito agli scopi della protesta portata avanti dal movimento, ci teniamo a precisare che Tusciainprotesta non ha come obbiettivo la salvaguardia di una specifica facoltà (Beni Culturali), ma nasce per difendere un sistema, quello dell’istruzione pubblica, gravemente minato dai provvedimenti politici ed economici assunti dal governo.
Ribadiamo infatti per l’ennesima volta che il movimento Tusciainprotesta è composto da studenti provenienti da tutte le facoltà di questo Ateneo, che non avrebbero nessun interesse a “salvare” una sola facoltà.
La nostra non è la difesa dello status quo del sistema universitario, e le proteste messe in atto per evitare la deriva monarchica del nostro Ateneo ne sono la prova.
In secondo luogo ci teniamo a precisare che questa protesta è politica per motivi contingenti, ma non partitica, perché da sempre è stata preoccupazione primaria di tutti gli esponenti del movimento evitare di incanalarsi in qualsiasi schema precostituito.
Ci sembra quantomeno sospetto che a fare queste dichiarazioni sia proprio chi, a dispetto delle promesse fatte in sede di campagna elettorale, si fregi del titolo di rappresentate degli studenti solo nell’atto di rilasciare interviste, e non si preoccupi minimamente di svolgere il proprio compito nemmeno per quanto riguarda la presenza ai consigli di facoltà.
D’altronde cosa aspettarsi da chi non ricorda neanche il nome della lista con cui è stato eletto? Sindacato Studentesco Universitario e non Sinistra Unita.
Per concludere il discorso vorremmo ricordare che le agitazioni sono scoppiate a Settembre perché il Dl 112 è stato trasformato in legge, la famigerata 133, il 6 Agosto (non a Luglio!) durante le vacanze estive.
Per affrontare il secondo punto trattato da Fabio Forgione, cioè i problemi della facoltà di Conservazione dei Beni Culturali, ci teniamo a precisare che dal nostro movimento non è mai partita nessuna raccolta firme e al contempo riteniamo che il valore di una facoltà non si debba valutare dal numero degli iscritti, ma dal valore della ricerca che essa conduce, che come dimostrano i dati editi dal Ministero dell’Istruzione
(http://vtr2006.cineca.it/php4/vtr_rel_civr_ranking_str.php?info)
è una ricerca d’eccellenza.
Riteniamo inoltre che diventare sede distaccata di un grande ateneo come la Sapienza non potrebbe in nessun modo risolvere gli attuali problemi causati in prima istanza dall’entrata in vigore della legge 509 che ha prodotto un aumento sconsiderato dei corsi di laurea in Beni Culturali.
Abbiamo ritenuto doverosa la nostra risposta per evitare qualsiasi tipo di strumentalizzazione e come chiarimento a delle affermazioni che non trovano riscontro nella realtà dei fatti, che vedono il movimento impegnato nel progetto nazionale per proporre un’autoriforma del sistema universitario e nei progetti di auto-formazione del sapere.
Il movimento TUSCIAINPROTESTA














